La Santoreggia, un’erba versatile dai  molteplici utilizzi

Origine
Gli antichi romani amavano questa pianta e la usavano in cucina  per aromatizzare salse e aceto. I Greci dedicarono la santoreggia al culto di Dioniso (il Bacco dei Romani), dio del vino, della gioia, del benessere, e in suo onore organizzarono favolose feste a carattere orgiastico considerandola pianta afrodisiaca. Il suo consumo faceva perdere alle persone i freni inibitori sessuali, per cui se ne raccomandava un uso moderato.

Per questa sua nomea di erba dissoluta, nei secoli passati era proibito ai monaci coltivarla negli orti dei conventi.

Anche gli Etruschi conoscevano questa pianta, infatti, in un antico ricettario,  Apicio la nomina come pianta utile per stimolare la digestione. Santa Ildegarda von Bingen raccomandava la santoreggia quale rimedio contro la gotta e la dissenteria.  Nel Rinascimento venne definita ‘salsa dei poveri’, e nel XVII secolo era consigliata dal medico Pietro d’Argellata, sotto forma di decotto nel vino, per curare le ulcere della bocca.

E’ conosciuta anche come  Erba acciuga o Erba spezia ed è diffusa nell’Europa e nell’Asia occidentale.

Descrizione della pianta

La Santoreggia montana è una piccola pianta perenne a portamento cespuglioso di colore verde intenso, con  radice a fittone, fusto legnoso color bruno-rossastro eretto alto fino a 40 cm, poco ramificato. Le foglie sono lanceolate, lucide e bordate da una leggera peluria. I fiori sono bianco-rosati, piccoli, raccolti in spighe. Fiorisce da giugno a settembre emanando un intenso aroma delicato e gradevole. Il frutto è di colore nero.

Cresce spontanea nelle regioni dell’Italia centro – settentrionale fino a 1500 m di altitudine ma può essere coltivata in pieno campo o in vaso..

Utilizzi e impieghi

L’aroma, forte, pungente, leggermente pepata e dal retrogusto un po’ affumicato, molto simile a quello del timo, è molto apprezzato, specialmente in accompagnamento a uova, legumi, verdure crude e cotte. Ha la capacità di rendere più digeribili le pietanze. Le foglie si possono usare come spezia sia fresche che essiccate.

La pianta, inoltre, può anche essere adoperata per fare degli ottimi liquori in casa o per preparare aceti aromatici.

In fitoterapia è utilizzata per le proprietà antisettiche e stimolanti per l’intelletto.

La tisana può servire per gargarismi contro il mal di gola. Per il bruciore delle punture di insetti è possibile  strofinare una foglia sul punto interessato per ridurre fastidio e gonfiore.

L’infuso di foglie e infiorescenze essiccate può alleviare la stanchezza, diminuire i problemi digestivi, le infiammazioni  intestinali e la tosse.

L’infuso si può anche adoperare per uso esterno, meglio se preparato con l’aggiunta di salvia, per attenuare le rughe.

Il decotto di Santoreggia, aggiunto all’acqua del bagno, è ottimo per tonificare e purificare la pelle.

L’olio essenziale ha proprietà antibiotiche e antibatteriche essendo utile contro colite, candidosi, stanchezza; va usato in piccole dosi, perché moto attivo.

Sottoforma di idrolato ha  proprietà antibatteriche, antifungine ed astringenti essendo utile per l’igiene orale e come tonico per pelli grasse. Come aroma alimentare si può utilizzare per cucinare carni e verdure.

Per alcuni rimedi nella gestione della casa alcuni fiori essiccati posti in un sacchettino tra gli abiti di lana tengono lontane le tarme mentre un pò di fiori sempre essiccati messi in una ciotolina sul davanzale della finestra aiutano nella gestione delle zanzare.

Curiosità

La santoreggia fa parte della composizione del così detto “mazzetto aromatico”, un insieme di erbe, tra cui salvia,  rosmarino,  un pezzo di patata forata con chiodi di garofano, pepe schiacciato, santoreggia, aglio e eventualmente altri sapori, il tutto chiuso in una garza con dello spago da cucina. Il mazzetto è depositato nel tegame ove verrà cucinato togliendolo alla fine della cottura. Nella pietanza rimarrà l’aroma delle erbe  senza residui. Il mazzetto può essere personalizzato con erbe aromatiche diverse.

Piantare la santoreggia vicino alle piante di fagioli favorisce l’allontanamento degli afidi che potrebbero infestare il raccolto.

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