Una foglia con due facce che provoca urticazione, fastidiosa ma benefica

Origini

Il nome “urtica” deriva dal latino “urere” (bruciare), per la presenza dei peli urticanti mentre la parola “dioica” proviene dal geco e significa “con due case”, riferendosi al fatto che i fiori maschili e femminili sono posti su piante diverse.

Nota con vari nomi di derivazione regionale ardica, lurdica, ortiga garganella, pistidduri, pizzianti mascu, rittica, è una pianta che ha trovato ampio utilizzo nelle culture popolari e si è diffusa in tutto il mondo preferendo luoghi umidi e vicini alle zone abitate.

 Descrizione della pianta

L’ortica è una pianta erbacea perenne, decidua, alta tra i 30 e i 250 centimetri. Ha un fusto eretto e si diffonde anche grazie al vigoroso rizoma strisciante, cavo e molto ramificato, da cui nascono nuove piante.

Le foglie sono grandi, ovate e opposte, lanceolate, seghettate e acuminate, verde scure nel lato superiore, più chiare e pelose nel lato inferiore.

Trattandosi di una pianta dioica, i fiori femminili e quelli maschili sono portati da piante distinte. I fiori femminili sono raccolti in lunghe spighe pendenti, mentre i fiori maschili sono riuniti in spighe erette.

Foglie e fusti sono ricoperti da peli contenenti la sostanza urticante che la pianta adotta a scopo difensivo. L’apice dei peli possiede una piccola sfera che, rompendosi, lascia uscire un fluido irritante per la pelle di uomini e animali. L’irritazione causa la formazione di piccoli eritemi sulla pelle, ed è associata ad una sensazione di prurito e intorpidimento che dura da pochi minuti ad alcune ore. Le tossine presenti nel fluido risultano essere serotonina, istamina, acetilcolina, acido acetico, acido butirrico, leucotrieni e acido formico.

Impieghi e utilizzi

L’ortica contiene una quantità significante di minerali, come calcio, ferro e potassio, vitamine (vitamina A, vitamina C), proteine e amminoacidi, che ne fanno un alimento ad alto valore nutritivo, adatto ad esempio a diete vegetariane.

I valori nutrizionali variano a seconda del periodo di raccolta e diminuiscono con la preparazione e la cottura. La cottura distrugge i peli urticanti.

Le ortiche sono usate in cucina dai tempi dei Greci e dei Romani in tutta Europa, e costituiscono ancor oggi un alimento diffuso nelle aree rurali. I germogli e le foglie, ancora tenere, si raccolgono in primavera, prima della fioritura e si usano nei risotti, nelle tagliatelle verdi, nei tortelli (nella sfoglia e/o nel ripieno), nei minestroni, nelle zuppe, nelle frittate, nelle torte salate e nelle frittelle.

Per l’ambito erboristico e fitoterapico è una pianta con svariati utilizzi sia delle foglie che delle radici in forme diverse, essiccata, in tintura, in granuli, in macerati, ecc.

Le foglie, che contengono acido tannico, si utilizzano in infuso o decotto nelle enteriti e nelle diarree. Per la presenza vitamine K e C la pianta esercita una azione emostatica ed antiemorragica nelle epistassi e nelle metrorragie.

Le foglie, grazie ai derivati dell’acido caffeico in esse contenuti, contribuiscono favorevolmente alle attività diuretiche (sono utilizzate anche per infezioni del tratto urinario e di calcoli renali) e antinfiammatorie (utilizzata per dolori reumatici).

In ambito cosmetico l’ortica è un rimedio adatto a chi ha capelli che appaiono fragili e devitalizzati o contro la caduta dei capelli e si rivela un ottimo alleato anche per combattere la forfora e i capelli grassi.

L’ortica ha anche una lunga storia nel campo tessile per la produzione di fibre, utilizzate per vestiti, carta, teli, sacchi e cordami, pratica che è poi stata abbandonata. Gli steli legnosi degli esemplari adulti possono essere macerati, disidratati e battuti, ottenendo così fibre che possono essere separate a mano per tessere stoffe (ramia) simili alla canapa o al lino. Le foglie verdi, che contengono grandi quantità di clorofilla, erano usate per la colorazione dei tessuti delicati.

Un altro utilizzo diffuso dell’ortica è in agricoltura biologica sotto forma di macerato  per tenere lontani gli insetti, prevenire alcune malattie come l’oidio e la peronospora, rafforzare la resistenza delle piante e anche come pacciamatura, per migliorare la qualità dell’humus.

 Curiosità

Lo sapevi che l’effetto orticante che si scatena al contatto con la pianta è possibile gestirlo con l’applicazione di bicarbonato o di succo di acetosa.

All’ortica sono state riconosciute nel passato molteplici proprietà magiche. Nella mitologia germanica mettevano la radice sotto il letto di un ammalato credendo che assorbisse le negatività respingendo, nel contempo, la malattia. Inoltre veniva lanciata sul fuoco per cacciare malelingue e dicerie.

A livello generale c’era poi una vera e propria pratica tradizionale, soprattutto in uso presso alcuni guaritori di campagna, chiamata “urticazione”. Con l’ortica erano provocate estese irritazioni cutanee al fine di  risolvere stati comatosi in quanto lo stimolo irritante, a volte, era in grado di “risvegliare i sensi”.

Il potere stimolante dell’ortica era utilizzato anche dai soldati romani che si flagellavano il corpo con le ortiche quando si trovavano a combattere in regioni dal clima rigido per potersi riscaldare.

 

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